Una nuova stagione

GRETA

Siete rimasti senza scuse.

E noi siamo rimasti senza più tempo

— Greta Thunberg.


È il 3 febbraio. È sera. Ci sono 17 gradi. Controllo nuovamente, ma il cruscotto dell’auto non mente, è davvero così. Tutto normale, de fossimo in Egitto o a Fuerteventura, ma siamo a Sestola, 1020 metri s.l.m., Appennino settentrionale, nota località sciistica.

Non ha praticamente mai nevicato quest’anno, non è sembrato Natale, non abbiamo tirato fuori il “palozzo” per farci strada al mattino, né sentito il rumore mattiniero degli spartineve.

Non è normale.

I “vecchi” del paese continuano a ribadire che anche quando bombardarono Sestola, nel Febbraio del ’44, faceva caldo e c’era l’erba nei pascoli. Sicuramente è così.

A preoccupare è più che altro il trend che continuano ad avere negli ultimi anni, nell’ultimo decennio, le stagioni. Non è allarmismo, non è la moda della generazione Thunberg, è pura constatazione.

Non nevica più, venti intensi tutto l’anno, grandine in pianura che mitraglia edifici ed auto, bombe d’acqua, trombe d’aria, fiumi straripanti, frane ovunque.

Non è normale, o forse lo sarà.

Forse. Perché spero ancora di poter vedere la neve che cade la sera di Natale. Spero di poter respirare l’aria tiepida di maggio. Spero di poter ascoltare il suono rilassante della pioggia. Spero in un nuova stagione, o, forse, in una vecchia.

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